Credito d’Imposta Moda e Design 2026 al 10%
La Legge di Bilancio 2026 raddoppia l’aliquota del credito d’imposta per design e ideazione estetica: dal 5% al 10%, con fruizione in un’unica quota annuale anziché tre rate.
Lo stanziamento complessivo è di 60 milioni di euro per il 2027 e sarà necessario prenotare l’agevolazione tramite comunicazione telematica al MIMIT.
Chi opera in settori dove il design fa la differenza — moda, arredo, calzature, gioielleria, automotive — trova in questa misura un’opportunità concreta per finanziare l’innovazione estetica dei propri prodotti.
A chi si rivolge il credito d’imposta design 2026
Possono accedere al credito tutte le imprese residenti nel territorio italiano, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti.
Non conta la forma giuridica, la dimensione aziendale o il settore di appartenenza: una srl del tessile ha le stesse possibilità di una spa del mobile o di un’impresa artigiana della pelletteria.
Restano fuori le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale o altre procedure concorsuali previste dal Codice della crisi d’impresa.
Escluse anche le aziende destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi del D.lgs. 231/2001.
C’è poi una condizione che vale per tutti: la fruizione del beneficio è subordinata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
Senza DURC regolare, niente credito.
Cosa finanzia: le spese ammissibili
Il credito copre le attività di design e ideazione estetica finalizzate a innovare in modo significativo i prodotti dell’impresa sul piano della forma e degli elementi non tecnici o funzionali.
Parliamo di linee, contorni, colori, struttura superficiale, ornamenti: tutto ciò che rende un prodotto esteticamente distintivo senza modificarne la funzionalità tecnica.
Per le imprese dell’abbigliamento e dei settori con rinnovo stagionale dei prodotti, sono ammissibili i lavori relativi alla concezione e realizzazione di nuove collezioni o campionari che presentino elementi di novità rispetto ai precedenti.
La novità può riguardare tessuti, materiali, combinazioni, disegni, forme, colori o altri elementi rilevanti.
Attenzione però: sono esclusi i lavori di semplice adattamento, come aggiungere un singolo prodotto alla collezione esistente o modificare solo i colori.
Le spese ammissibili rientrano in cinque categorie principali.
La prima categoria riguarda il personale con rapporto di lavoro subordinato, autonomo o altro rapporto, direttamente impiegato nelle attività di design.
La seconda categoria comprende quote di ammortamento, canoni di locazione finanziaria o semplice e altre spese relative a beni materiali mobili e software utilizzati nelle attività ammissibili, nel limite del 30% delle spese di personale.
La terza categoria include i contratti con professionisti, studi o altre imprese per lo svolgimento diretto delle attività di design.
La quarta categoria copre i servizi di consulenza, nel limite del 20% delle spese di personale.
La quinta cateoria riguarda materiali, forniture e prodotti analoghi impiegati nelle attività, sempre nel limite del 30% delle spese di personale.
Come funziona e quanto vale
L’intensità dell’aiuto per il 2026 è pari al 10% della base di calcolo, assunta al netto di altre sovvenzioni o contributi ricevuti sulle stesse spese.
È il doppio rispetto al 5% riconosciuto fino al 2025.
Il massimale annuale resta fissato a 2 milioni di euro per ciascuna impresa, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata diversa dai dodici mesi.
Una novità importante riguarda la tempistica di fruizione. Il credito 2026 è utilizzabile in un’unica quota annuale, non più in tre rate di pari importo come previsto fino al 2025.
Questo significa liquidità più rapida per chi ha spese da compensare.
Il credito non concorre alla formazione del reddito ai fini IRPEF e IRES, né alla base imponibile IRAP.
È cumulabile con altre agevolazioni riferite agli stessi costi, purché il cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.
Non è soggetto ai limiti di compensazione ordinari previsti dalla normativa fiscale.
L’utilizzo avviene esclusivamente in compensazione tramite modello F24, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione del credito e subordinatamente all’adempimento degli obblighi di certificazione.
Novità 2026: l’obbligo di prenotazione
La vera discontinuità rispetto agli anni precedenti sta nel meccanismo di accesso. Il credito d’imposta 2026 non è automatico: serve prenotarlo.
Per rispettare il limite di spesa di 60 milioni di euro stanziati, ogni impresa dovrà trasmettere telematicamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un’apposita comunicazione.
Il contenuto include l’ammontare delle spese sostenute e il relativo credito d’imposta maturato.
Modalità e termini saranno definiti con decreto direttoriale del MIMIT. È ragionevole attendersi una finestra temporale circoscritta e una logica di assegnazione a sportello fino ad esaurimento risorse. Chi ha già beneficiato del credito design negli anni precedenti sa che la documentazione va preparata con anticipo: aspettare l’ultimo momento significa rischiare di restare fuori.
La certificazione delle attività: tutela contro le contestazioni
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la possibilità di richiedere una certificazione preventiva delle attività svolte.
Le imprese possono rivolgersi a uno dei soggetti iscritti all’Albo dei certificatori del MIMIT per ottenere un’attestazione che confermi la qualificazione degli investimenti effettuati o da effettuare.
Questa certificazione ha effetti vincolanti per l’Agenzia delle Entrate, salvo il caso in cui venga rilasciata sulla base di una rappresentazione dei fatti non corretta. In pratica, se la certificazione è stata rilasciata per un’attività diversa da quella concretamente realizzata, perde efficacia protettiva.
Per chi investe importi significativi, la certificazione rappresenta una polizza assicurativa contro eventuali contestazioni.
Gli atti difformi da quanto attestato sono nulli. Considerato l’incremento dei controlli sul credito R&S negli ultimi anni, estendere questa tutela anche al credito design è una scelta prudente.
Gli obblighi documentali
La certificazione volontaria non sostituisce gli adempimenti obbligatori.
L’effettivo sostenimento delle spese ammissibili deve risultare da certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti.
Per le imprese non obbligate alla revisione, le spese sostenute per adempiere a questo obbligo sono riconosciute in aumento del credito fino a 5.000 euro.
Serve inoltre predisporre e conservare una relazione tecnica che illustri finalità, contenuti e risultati delle attività svolte in ciascun periodo d’imposta.
La relazione va redatta dal responsabile aziendale delle attività ammissibili o dal responsabile del singolo progetto e controfirmata dal rappresentante legale.
Per le attività commissionate a terzi, la relazione è redatta dal commissionario.
La documentazione va conservata e tenuta a disposizione per eventuali controlli.
Chi ha gestito crediti d’imposta R&S sa quanto questo aspetto sia cruciale: relazioni tecniche superficiali o assenti sono il primo motivo di contestazione.
Confronto 2025-2026: cosa cambia davvero
| Aspetto | 2025 | 2026 |
|---|---|---|
| Aliquota | 5% | 10% |
| Massimale annuo | 2 milioni € | 2 milioni € |
| Fruizione | 3 quote annuali | 1 quota annuale |
| Comunicazione | Tramite GSE | Al MIMIT (nuovo decreto) |
| Risorse | Non predeterminate | 60 milioni € |
Il raddoppio dell’aliquota e la fruizione in un’unica soluzione rendono il 2026 un anno particolarmente conveniente per chi ha progetti di design in cantiere.
A questo si aggiunge però il vincolo delle risorse limitate, che richiede tempestività nella prenotazione.
Come prepararsi adesso
In attesa del decreto attuativo del MIMIT, le imprese interessate possono già muoversi su più fronti.
Il primo passo è verificare di avere i requisiti: niente procedure concorsuali in corso, DURC regolare, nessuna sanzione interdittiva.
Il secondo è mappare le attività di design e ideazione estetica previste per il 2026, distinguendole chiaramente dalle attività di R&S e innovazione tecnologica che seguono regimi diversi.
Serve chiarezza su cosa rientra nel perimetro dell’agevolazione.
Il terzo passaggio riguarda la documentazione. La relazione tecnica va impostata fin dall’inizio del progetto, non a consuntivo.
I contratti con collaboratori esterni devono specificare la natura delle prestazioni. I time sheet del personale interno devono tracciare le ore dedicate alle attività ammissibili.
Per chi opera anche al Sud, vale la pena esplorare le possibilità di cumulo con altre agevolazioni territoriali.
Il credito design può affiancarsi alla ZES Unica Mezzogiorno per investimenti in beni strumentali, o integrarsi con i benefici previsti dalla Legge di Bilancio 2026.
La condizione è che il cumulo non superi il 100% del costo sostenuto.
FAQ
Qual è l’aliquota del credito d’imposta design 2026? L’aliquota per il 2026 è del 10% della base di calcolo, raddoppiata rispetto al 5% previsto fino al 2025. Il massimale annuo resta di 2 milioni di euro per impresa.
Quando potrò utilizzare il credito d’imposta design 2026? Il credito è utilizzabile in compensazione tramite F24 a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, quindi dal 2027 per le spese sostenute nel 2026. La fruizione avviene in un’unica quota annuale.
È obbligatoria la comunicazione al MIMIT? Sì, per accedere al credito 2026 è necessario trasmettere al MIMIT una comunicazione telematica con l’ammontare delle spese sostenute e del credito maturato. Modalità e termini saranno definiti con decreto direttoriale.
Il credito design è cumulabile con altre agevolazioni? Sì, il credito è cumulabile con altre agevolazioni riferite agli stessi costi, a condizione che il cumulo non porti al superamento del costo sostenuto. È importante verificare anche i limiti previsti dalla normativa sugli aiuti di Stato.
